Tag

, , , , , , , , , ,

Variazione su El sueño de la razón produce monstruos, di F. Goya, 1797 

Anziché chiedersi se ci siano il tempo e le condizioni per discutere con un pazzo criminale di riforma istituzionale in senso presidenzialistico, i nostri politici (specie i capi dello schieramento…opposto?!) e i nostri giornalisti farebbero meglio a chiedersi se sia il caso di dare tanta importanza:

– ai miasmi terroristici (questi sì) e più o meno velatamente golpisti che esalano da quella fetida carogna che ci ha portato – a suon di barzellette, sorrisi e ristoranti pieni – sull’orlo del baratro;

– a colui che rende giustificabile (quasi) ogni provvedimento del governo tecnico, visto che quest’ultimo è stato messo in piedi all’ultimo momento utile per porre un argine al malgoverno suo, dei suoi nani e delle sue ballerine;

– al demiurgo del partito che tende a vantare il maggior numero di assenti alle Camere quando si tratta di discutere e votare provvedimenti contro corruzione, evasione fiscale e altri mali endemici del Bel Paese e – tanto per citare l’ultimo episodio – a favore del dimezzamento del finanziamento pubblico ai partiti;

– ad un vile che non si è praticamente mai prestato ad un vero confronto con chicchessia (antagonista politico, intervistatore etc.), ma si beava soltanto di diffondere i suoi videomessaggi, di inondare le buche delle lettere del suo personale, mitopoietico fotoromanzo e di intrattenere il suo pubblico di compiacenti cortigiani ai congressi;

– alla tessera numero 1816 della loggia P2. E tanto basterebbe per ignorarlo, se non per assicurarlo alle patrie galere. E basterebbe replicare ad ogni sua sillaba «tessera numero 1816» per ricacciarlo nelle fogne da dove è venuto;

– ad un monomaniaco che da anni va blaterando di toghe rosse e di dittatura dei giudici di sinistra e che, se diventasse Presidente di quella Repubblica Presidenziale che auspica, si ritroverebbe a capo del Consiglio Superiore della Magistratura e sceglierebbe un terzo dei componenti della Corte Costituzionale (senza contare le altre prerogative che stuprerebbe occupando abusivamente quella carica, riportate nel Titolo II della Parte II della Costituzione). Certo, lui non si candiderebbe nemmeno, povera stella, a meno che qualche cortigiano (magari reso audace da un mutuo saldato anzitempo) non glielo chieda…e a coronare la scenetta strappalacrime ci si mette anche il cercato e finto (come tutto ciò che lo caratterizza e circonda) lapsus del suo delfino tonnato. Ma ricordiamo che sono stati altri i lapsus, questi sì, freudiani, che, in passato, ci hanno rivelato la pasta di questi personaggi;

– ad un padre-padrone indulgente e pronto a scusare le peggiori colpe del suo figlio-popolino perché le condivide, amplificate. E il figlio-popolino è già in gran parte pronto a rigettarsi tra le sue braccia, stanco della medicina amara che il dottor Monti si sforza di fargli ingoiare e che non dovrebbe assumere se il padre non l’avesse fatto ammalare incoraggiando i suoi vizi;

– ad un egotista rattristato dalla comparsa sulla scena di un Primo Ministro che, pur assai contestabile sotto altri aspetti, merita i complimenti per come si presta al confronto, per  l’energia che mette nello spiegare i suoi provvedimenti in vari contesti e non solo in quelli amici. E non è un caso forse che il narciso appassito di Arcore sia tornato a vomitare stronzate proprio dopo alcune prove in cui Monti ha coniugato una statura da statista ad una riuscita abilità nell’apparire in video, due campi dove il nostro si credeva er mejo. E non è un caso forse che voglia riprendersi la scena quando questa si sta affollando di nuovi (?!) capipopolo e discese in campo.

Se proprio non lo si può rendere inoffensivo (come lo sarebbe un qualsiasi privato cittadino che si fosse macchiato di un quarto delle sue malefatte), almeno che lo si ignori. E se era forte il sospetto che fosse effimera la gioia che davano immagini come il suo comizio alle sedie vuote e la sua eradicazione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ora se ne ha la tetra conferma.

E l’affannosa ricerca di una cieca coesione nazionale, che passa anche attraverso l’agitare lo spettro dell’incombente minaccia del terrorismo (il pericolo c’è e non va sottovalutato, ma qui pare si scherzi col fuoco e l’argomento è di quelli spinosi…), non può giustificare la risonanza concessa alle dichiarazioni di personaggi che in passato si sono rivelati autentici avvelenatori dei pozzi della democrazia e che, per giunta, escono trombati (una volta tanto senza contorno di soldi pubblici, statue di Priapo e tribunali) dalle elezioni regionali, espressione della tanto evocata società civile.

L’italiano diventerà mai cittadino e, quindi, animale politico a tutti gli effetti? Svilupperà mai gli anticorpi per i mali che martoriano la nostra democrazia? E riuscirà a svilupparli, se politici, giornalisti, opinionisti e quanti altri continueranno a dare tanta importanza alle uscite di simili soggetti, ricacciandoci sempre nel baratro del «Vota chi ti assicura panem et circenses e poi lascia fare a me»? Ghe pensi mi, appunto.

Scusate lo sfogo.

Vox clamantis in deserto
(il Bacino di Decantazione)

Annunci