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Sulla scorta dell’articolo sull’angliano pubblicato recentemente, vi proponiamo un gioco alla riscoperta della nostra lingua!

Dimostriamo che la nostra lingua è viva e produttiva in tutte le sue possibili sfumature e che non siamo un branco di debosciati che si appiattiscono su ciò che cade loro dall’alto (come ci stanno educando sempre di più a fare, anche attraverso una lingua globalizzata, globalizzante, spersonalizzante e fumosa, vacua e anonima…). Cerchiamo di ricordarci come si dicono alcune cose nella nostra lingua e sbizzarriamoci a trovare (o a inventare) corrispettivi nostrani degli abusati termini inglesi, magari proponendo appellativi e nomi scherzosi sfornati nel nostro idioletto e usati in famiglia e con gli amici.

Ecco i primi di un elenco aperto al contributo di chiunque fosse appassionato alla causa…

DESK: ma ci va tanto a dire sportello o banco?

MANAGER: perché ci accontentiamo sempre più spesso di una parola generica quando potremmo di volta in volta sapere se ci si riferisce a una persona in qualità di direttore, di datore di lavoro, di coordinatore di progetto, di responsabile di un reparto / di un’operazione ecc…. ?

PREMIER: l’economia della parola si può apprezzare in una società ermetica, meditativa e silenziosa. Una società che si perde sempre più in ciance e che riesce a trasformare tutto in fiumi di cicaleccio attraverso tutti i mezzi possibili non può usare la scusa che “capo del governo” e “primo ministro” siano definizioni troppo lunghe!

COMPETITOR: avversario suona troppo plebeo? Antagonista è troppo minaccioso? Concorrente fa troppo telequiz? Ridicolo quasi quanto la MISSION di aziende, aziendine e azienducole lanciatissime nel villaggio globbbale.

KNOW-HOW: perché quest’imbarbarimento al posto di un più chiaro “competenze” o “conoscenze”? Conoscenze specifiche? Competenze tecniche?…

NEWS: non posso credere che notizie sia davvero così faticoso da pronunciare!

WELFARE: parole per ammantare di efficienza e avanguardia istituzioni pubbliche onerose e per procurare poltrone ad alleati politici senza fornire troppe giustificazioni. Secondo voi “stato sociale” non potrebbe andare bene? Ma, forse, a giudicare dai fatti il “welfare” ha più a che fare col benessere di chi dovrebbe spendersi a garantirlo che col ‘vecchio’ stato sociale… e il cambio di nome, e di lingua, segue forse il venire meno di questa realtà che stiamo perdendo senza scomporci più di tanto.

SCANNERIZZARE: scansionare?

CONVENTION  e MEETING: amiamo fare le cose in grande: riunione, assemblea, convegno, congresso, incontro, appuntamento, conferenza ecc. ecc. proprio non ci bastavano! (o forse non sappiamo più quando usare l’una, quando usare l’altra? Ecco un’altra funzione degli anglicismi a sproposito: usare un termine vago e polivalente per aggirare l’ostacolo della scelta appropriata in italiano!).

BOARDING: imbarco non fa abbastanza ‘figo’? O ci ricorda forse i viaggi della speranza via mare?

SNACK: spuntino è così simpatico, morbido, affettuoso, e poi ha il sapore dello strappo alla regola, evoca subito la pausa leccorniosa, mentre l’omologo inglese suona molto più rude e sbrigativo; insomma, se il nostro rende così bene l’idea, perché lasciarlo ammuffire?

CAR/BIKE SHARING: Vi invito a trovare formule equivalenti in italiano. In francese, ad esempio, hanno coniato “covoiturage” per indicare la condivisione del mezzo (in questo caso l’auto) fra più persone che, per motivi diversi, si trovano a dover percorrere regolarmente lo stesso tragitto, contribuendo così a ridurre inquinamento, traffico e consumo di carburante. 

GOVERNANCE: altro termine oscuro ai più che è diventato come il prezzemolo nei nostri telegiornali e dibattiti televisivi (i cosiddetti talk show, lo spettacolo della chiacchiere a vanvera). Ma perché, a seconda dei casi, non potrebbero andare bene governo, dominio, controllo, direzione, potere d’azione ecc.?

DEADLINE: Odiosissimo! Puzza di intellettualoide snob e suona come un’affettazione di professionalità. E poi, mi spieghino perché scadenza o termine di consegna non andrebbero bene!

FEEDBACK: riscontro, risposta, reazione ci fanno sentire troppo semplicioni e provinciali, vero?

ESCORT: una volta avevamo le prostitute d’alto bordo, le puttane di lusso. E dire che, a seconda dei servizi prestati e/o dell’implicazione sentimentale, ci sarebbero anche l’accompagnatrice, l’intrattenitrice e l’amante.

MADE IN: non avete scuse, “fatto in” richiede lo stesso dispendio di fiato.

FILM-MAKER: una giovane generazione che non osa definirsi di “registi”; forse l’idea fa tremare anche loro. Meglio dirlo in inglese: suona più lontano, più leggero, più vago…

AUDIENCE: ascolti? Pubblico?

EDITOR: tanto per gettare ancora un po’ di scompiglio nel mondo dell’editoria e per confondere i ruoli. In inglese, per inciso, l’editor è il redattore in ambito giornalistico e il curatore in ambito editoriale. L’editore è invece “PUBLISHER”.

JET SET: ormai di vecchia data e legato a un certo immaginario dei tempi che furono, è vero, ma come negare il maggior potere evocativo del “bel mondo” o dell’ “alta società”?

PRIVACY: riservatezza, tutela della riservatezza.

 

Infine, vi propongo un paio di neologismi pensati un po’ per gioco un po’ per sfida in seguito a un accesso di insofferenza per la passività con cui ci appiattiamo su termini inglesi per indicare le nuove tecnologie.

1. SMARTPHONE

Pensando e ripensandoci tra il serio e il faceto, abbiamo tirato fuori diverse soluzioni. Di seguito quelle sopravvissute a una severissima selezione, a cui vi invitiamo a contribuire o fra le quali potete scegliere la vostra preferita:

intellifonino: calco dell’omologo inglese.

multifonino: attenzione incentrata sulle multifunzionalità dell’aggeggio.

e infine… il neologismo di cui andiamo più fieri (avrete capito che abbiamo a cuore anche il rinvigorimento e la salvaguardia del diminutivo!):

pantelino: parola composta di pan (dal greco, ‘tutto’, in riferimento alla multifunzionalità con ambizioni di esaustività),  tel (radice greca, ‘a distanza’) e ino (stesso suffisso di ‘telefonino’, per indicare le dimensioni e la tascabilità).

Aspettiamo commenti e contributi su un papabile equivalente nostrano da diffondere fra i parlanti 🙂

2. BLOG

Innegabilmente ‘blog’ ha suono amichevole e molto figurativo. Non so a voi, ma a me fa venire in mente una nuvoletta, come quella dei fumetti, per contenere i pensieri. E poi è rapido, proprio come il passaggio dei lettori sul blog (non tanto come i nostri ingordi articoloni :)). E però, se proprio volessimo italianizzare anche questa parolina, ci  è venuto in mente l’altrettanto immediato DIPU, acronimo di ‘diario pubblico’… ma siamo coscienti del fatto che ci sono pazienti molto più urgenti da rianimare del leggiadro ‘blog’!

ma bohème
(il Bacino di Decantazione)

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