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Una recente vacanza romana è stata l’occasione per andare alla scoperta della basilica di San Pietro, di cui avevamo già avuto modo di apprezzare la parte esterna e il monumentale piazzale antistante. Ci piacerebbe condividere con chi legge alcune impressioni suscitate in noi da questa visita: il tempo e la voglia non mancano, quindi buchiamo la superficie e addentriamoci nel tema prescelto!
Di buon – buonissimo! – mattino, ci rechiamo alla basilica di San Pietro, dove entriamo immediatamente (la missione “anticipare le comitive” è compiuta!). Ci appostiamo sulle scale che precedono l’entrata vera e propria e lo sguardo, voltate le spalle all’ingresso della Basilica, percorre via della Conciliazione deserta, accarezza il fiume poco distante, contempla i pini marittimi che fanno bella mostra di sé sulle salite che si snodano a destra, verso il Gianicolo: una vista spettacolare, impreziosita dalla luce sempiterna, sacra, di un primo mattino uguale a chissà quanti altri primi mattini, che odora di eterno ritorno; e questa sarà l’immagine più spirituale della giornata.
La Basilica è enorme, monumentale, fredda, vuota; sembra l’ambasciata di uno Stato potente, che mira ad incutere un timore e una suggestione tutti temporali ad alleati, rivali, concorrenti, semplici astanti. Intendiamoci, la basilica è bella: sono belli i marmi intarsiati, il candore delle statue, per non parlare delle colonne tortili di Bernini; ma nella maggior parte dei casi si tratta di una bellezza algida, sempre uguale a se stessa, ritrosa e con uno sdegnoso sopracciglio alzato: l’opera che forse trasuda più umanità (e, dunque, spiritualità e religiosità) all’interno del luogo-simbolo della Santa Romana Chiesa, la Pietà di Michelangelo, è a noi visibile da metri di distanza, coperta da un vetro, lei, disciplinati da una transenna, noi, semplici visitatori, senza i privilegi delle comitive né altro tipo di passepartout forse necessario per avvicinare il toccante gruppo scultoreo, passato incolpevolmente dai vandalici, sprovveduti fasti degli anni Settanta al clima di generale chiusura e ripiegamento che pervade questo luogo. All’atmosfera che si respira in San Pietro manca qualcosa, l’anelito al trascendente, al sovrumano, al mistico, al mistero incomprensibile, al totalmente Altro e alla sua terribilità: difficile che qualcuno si converta, trovi o ritrovi la fede in questa summa della plurisecolare autorità terrena ecclesiastica; facile immaginarsi lo spettacolo che tante riflessioni fece maturare ed esplodere in Martin Lutero, a Roma pochi anni dopo l’inizio della costruzione dell’attuale Basilica (e se il buongiorno si vede dal mattino…). Meglio, poi, evitare di pensare alla cronaca di ogni colore che ha chiamato e chiama in causa la Basilica vaticana di quando in quando.
Per completare questo quadro d’insieme, come trascurare l’elemento umano tout court? In chi ci siamo imbattuti dentro San Pietro? Due le categorie che hanno catturato maggiormente la nostra attenzione, sulle quali vorremmo soffermarci:
– la prima: gli addetti al controllo e alla sicurezza della Basilica, in gran parte giovanottoni che sembrano tirati fuori da una passerella di non si sa quale settimana della moda, abbigliati, però, come rampanti agenti immobiliari; con l’aria di chi protegge l’ingresso del camerino di una star, questi machi pontifici controllano che nessuno oltrepassi le transenne del percorso a ostacoli (inamovibili e insuperabili) predisposto per i fedeli, oppure, messi a guardia di un monumento, commentano chi sente il bisogno di esplicarsi facendosi fotografare accanto al monumento in questione con perle come (andiamo a memoria): «Tutti qua a farsi la foto e nessuno che sgancia…!», con chiaro riferimento al capiente vano per le offerte (manco fossimo nella chiesetta di provincia con i muri scrostati); il tono noncurante, la dolceamara parlata romanesca e l’enunciato venale ancorano ancora di più la terra dei Papi all’italico suolo. L’impressione è che questi Tecnocasa papali non sappiano andare granché oltre le loro mansioni di sorveglianza, svolte con grande cura per la sostanza e nessuna per la forma (“All’incontrario della loro selezione?” verrebbe da chiedersi), dando informazioni su questa o quella cappella, su questa o quell’opera d’arte, come, invece, accade con molti custodi e sacrestani di sacelli meno blasonati (ci viene il mente la chiesa di Santa Maria della Piazza ad Ancona, ma gli esempi si sprecano).
– la seconda: i religiosi. Sarà l’imponenza dell’edificio, sarà la sua aria lustra e pulita, sarà che il mattino ha l’oro in bocca, ma il viavai di religiosi di ogni tipo, forma, misura, colore e ordine indaffarati, frettolosi e spesso di valigetta muniti crea un effetto di straniamento: parrebbe di stare nell’atrio di un grande tribunale, alla Borsa, negli uffici di un’importante azienda, in un Palazzo del Potere. I religiosi marciano di buon passo, yuppies dell’evangelizzazione, col cipiglio e il portamento dell’impiegato della City londinese che ti intima di tenere la destra in metropolitana; i più pii si concedono una stravagante ginnastica fatta di rapidi inginocchiamenti con segno della croce davanti all’altare o alla statua prediletti prima di riprendere la marcia: il tempo è denaro anche in chiesa. L’impressione impiegatizia dell’insieme è corroborata dall’arrivo, in uno degli spazi più raccolti che si aprono ai lati esterni delle navate laterali, di un prete che, davanti ad un gruppo di turisti seduti sulle panche (verisimilmente per ristorare più il corpo che lo spirito), svolte alcune rapide operazioni di pulizia dell’altare antistante le panche, apre il Testo Sacro come fosse il Libro delle Risposte e comincia a recitare il Verbo con il brio, la partecipazione e la convinzione di un notaio che legge un rogito; come era prevedibile, i turisti abbandonano la posizione: vox rogitantis (non nel significato latino, è ovvio) in deserto!
Ma siccome il mondo è bello perché è vario, in mezzo al fruscio di tonache che procedono di gran carriera, non mancano due francescani appollaiati ai lati di una delle tante statue monumentali: in atto di devozione? A incutere un po’ di sacro rispetto ai turisti? Macché, a pasticciare con un telefonino (perché, come insegnano proprio Simone detto Pietro e suo fratello Andrea, Mt. 4, 18-20, quando arriva la chiamata del Signore, bisogna farsi trovare pronti)… il nostro pensiero corre al fondatore dell’ordine, agli animati scontri tra conventuali e spirituali e quasi quasi ci scappa la lacrimuccia; ma poi un pensiero ci rincuora: forse stanno sgranando un rosario virtuale in rete!
Il tempo passa, iniziano a profilarsi all’orizzonte le comitive e noi ci avviamo all’uscita.
La sensazione è, per usare un’espressione un po’ forte, ma sintetica e chiara, che Dio non abiti qui: di certo passa ancora da Santa Maria in Trastevere (tanto per restare nei dintorni) ed è probabile che villeggi volentieri nella Cattedrale di Otranto e in chiese come la suggestivissima Panaghia Drossiani di Nasso. Fuori d’immagine, in queste chiese (come in molte altre e come in moltissimi luoghi che, apparentemente, non hanno o non hanno più niente a che fare con la religione) lo spirito consuona con qualcosa di più alto e pare che l’animo riceva un’impronta indelebile; ma questo non accade a San Pietro.
Quando uno poi vede, negli immediati dintorni del Vaticano, la corte dei miracoli di poveri, poverissimi ed infermi degni di una cronaca secentesca, perlopiù stranieri, abbandonati e frastornati, la cui miseria, sporcizia e menomazione sono esibite per pochi centesimi (tanto è stimata la loro dignità di persone) … beh, allora questo qualcuno pensa che, se Dio risiede ancora da qualche parte a San Pietro, è tempo che esca nelle strade o, almeno, che lo facciano i suoi indaffarati, inanellati, ministri, per tradurre una volta tanto in atto la Buona Novella. Il prossimo da aiutare a volte è davvero prossimo, come dimostrano don Andrea Gallo, don Luigi Ciotti e, fortunatamente, molti altri … ma questa è un’altra Chiesa, ops!, un’altra storia!

Vox clamantis in deserto
(il Bacino di Decantazione)

Immagine dell'interno della basilica di San Pietro tratta del web

Foto presa dal web

 

E voi siete mai stati a San Pietro? Che impressione vi ha fatto la Basilica? Quali pensieri/sentimenti/visioni ha suscitato in voi? Ci sono luoghi (religiosi e non) che vi hanno fatto percepire il sacro?
Se avete piacere, condividete con noi le vostre esperienze al riguardo!

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